Economia collaborativa e rivoluzione 
Economia collaborativa e rivoluzione

di Enrico Parisio
Millepiani Coworking

Da questa situazione non ne usciremo come ne siamo entrati.
L’Italia (… e non solo) è divisa in due, garantiti e non, possiamo girarci intorno quanto ci pare, facciamo i doverosi distinguo, ma la realtà alla fine è questa, concreta e brutale.
Ci sono coloro a cui è garantita l’esistenza nel tempo e c’è chi non ha garantito un bel nulla.
Anzi, spesso è proprio la ricchezza prodotta dai non garantiti che sostiene i garantiti.
Da qui poi tutti i calcoli sulle pensioni di giovani freelance e precari, sulla gestione separata, gli “scoraggiati”, e tre milioni e mezzo di sottoccupati e di part-time involontari, i contributi versati dagli stranieri, ecc…

Il garantito possiede il tempo, può contemplare la vita, farsi un’idea “generale” delle cose, come il romantico Viandante, di Caspar David Friedrich. Ha dei progetti, ma si realizzeranno nel tempo, possono accellerare o ritardare, dipende da tanti fattori, esterni alla propria capacità di agire, quindi contempla, da “soggetto percipiente”, il farsi delle cose… Sono quelli delle “narrazioni”…
Il non garantito vive nella paura. Più scorre il tempo e più paga le rendite (mensili) ai garantiti (bollette, affitti, tasse…), e cerca di spezzare il tempo, di realizzare il prima possibile, di “chiudere”, di fatturare. Sergio Bologna lo accenna nel suo volume “La new workforce”. Per il non garantito perdere tempo è la morte, il garantito può invece dilazionare, può contemplare.
I garantiti sono le classi dirigenti, professori universitari, politici, dirigenti della pubblica amministrazioni, ricchi imprenditori, possessori di beni e capitali, ecc, quelli che dovrebbero “studiare delle soluzioni”…
Tutti gli altri no.

Prima pensavamo che le garanzie potessero essere estese sempre di più, attraverso le politiche inclusive, il welfare, la mobilità sociale, l’autoimprenditorialità, ecc…
Oggi è chiaro che chi è nella cerchia dei garantiti non mollerà mai l’osso.

Coloro che sono chiamati (in teoria) a disegnare un futuro per il nostro Paese (sempre professori universitari, politici, dirigenti della pubblica amministrazioni, imprenditori, possessori di beni e capitali…), logicamente, con prospettive incerte sul futuro, tengono ben strette le loro posizioni, tuttalpiù cooptano dei seguaci, certo non costruiscono le cosiddette “piattaforme abilitanti”, tanto care a noi dell’economia collaborativa, e in definitiva, perché dovrebbero?
Ho sempre ripetuto che l’economia collaborativa si affermerà attraverso dei conflitti, altro che evoluzione “sociale” del capitalismo.
Faccio una proposta: da ora in poi asteniamoci da presenziare in convegni inutili, sperando che il mondo dei garantiti ci possa aiutare in qualche modo, o che abbia un’idea di un futuro in cui noi possiamo appropriarci anche di una piccola fetta della ricchezza prodotta. Lavoriamo per dar forza alle nostre reti, lavoriamo per garantirci un reddito, attacchiamo la rendita improduttiva, creiamo conflitti, poiché il dialogo giova sola a loro, che hanno tempo, che possono procastinare, a noi il tempo è stato tolto.
Non pensiamo di agire nella legalità, perché le leggi garantiscono il loro dominio, la loro condizione parassitaria. Ci servono nuove regole, ci serve un processo costituente che istituzionalizzi le nostre pratiche democratiche e redistributive.
Non so se vinceremo, ma è una battaglia tutta da combattere.

About admin

  1. Gianmichele scrive:

    Certamente quanto hai scritto non rappresenta uno spaccato della realtà che invece nella sua complessità ed articolazione è impossibile da dividere in due parti: bianco e nero. Sicuramente però offre un interessante stimolo di riflessione e suggerisce un percorso interessante. Anche se è vero che realtà “alternative” quali centri sociali già lo percorrono, diciamo da sempre, con risultati che non sempre incidono fortemente sul tessuto urbano e sulla maggior parte dei cittadini. Probabilmente una occasione viene ora data dall’applicare modelli aderenti all’economia collaborativa, ciò aiuterà a rompere con un sistema sociale che ormai non tiene più così come potrebbe risultare utile fare sistema tra tutte le realtà che iniziano a sperimentarsi con questi modelli.

Leave A Reply